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La Coppa Anglo-Italiana: sponda ascolana

Accadde oggi, 25 agosto

2007 Ascoli-Piacenza 4-1

Amarcord

La Coppa Anglo-Italiana: sponda ascolana

Marco Travaglini | 19 Marzo 2015

Nel precedente articolo (La Coppa Anglo-Italiana: sponda inglese) avevamo dato spazio ai nostri amici di Nottingham per farci raccontare, con i loro occhi, un evento che è entrato a far parte della nostra storia. Abbiamo scoperto di avere molto in comune con loro, a partire dai colori e dalle mascotte, per finire in quella che fu una stagione sfortunata per entrambe le squadre: allenatori esonerati da ambo le parti, la scomparsa del nostro Presidentissimo per noi e la dipartita di un loro storico vice-presidente, la retrocessione in terza serie per entrambe le squadre, con gli inglesi che non si sono mai risollevati e anche quest'anno cercano di non essere invischiati nella lotta per la salvezza mentre il Picchio ha saputo risollevarsi e anche ora sta rinascendo dalle ceneri e si sta giocando una promozione in B.

Per un evento così importante, di cui quest'anno ricorre il ventennale, non potevamo ovviamente non interpellare coloro a cui la nostra associazione si rivolge: i tifosi. Abbiamo quindi raccolto varie testimonianze dal vivo, per email e tramite lo storico Tifometro Bianconero e ve li presentiamo integralmente.

Gli ultimi due interventi sono particolarmente significativi:

  • il primo, di un tifoso storico come Paolo Picchio, racconta le sensazioni di chi avrebbe dato tutto pur di esserci, ma purtroppo non ha potuto
  • l'ultimo, del nostro associato Rosalino, partito con l'idea di scrivere solo due righe, è stato poi travolto dai ricordi e ci ha inviato un racconto particolareggiato di tutta quella storica giornata

Buona immersione nel mare di ricordi.



Io c'ero. Con un mio amico di Pagliare decidemmo che, se fosse avvenuto il miracolo nel ritorno della semifinale ad Ancona, saremmo andati.... tanto fu: ho tanti ricordi, magari sfocati, di quella bella esperienza, alcune chicche che mi porterò dentro (ad esempio il fatto che Mirabelli quell'anno non segnava manco con la penna, e a Wembley segnò... e cominciò a nevicare!).
Marco Capponi da Stella di Monsampolo



Avevo sei anni, troppo piccolo ovviamente per ricordare. Chissà come è stato bello trasfertare in quel di Londra, bevendo qua e là nei pub caratteristici Londinesi. Eh, prima o poi ritorneranno quei tempi...
-Simo88-



Vincitori a Newcastle contro la squadra allenata da Kevin Keegan, presenti a Londra.
sanfilippobianconero



Quella fu una stagione assurda per l'Ascoli Calcio e per tutti gli ascolani !
Dopo tanti anni vissuti in serie A prima e poi nei quartieri alti della serie B ci ritrovammo catapultati nelle zone basse della classifica.
Eravamo si abituati a salvezze storiche ed epiche ma in serie A, non in B e non fu affatto facile vedere il nostro Ascoli perdere di sovente occupando gli ultimi posti della classifica cadetta.
In campionato le cose andarono malissimo, Colautti fu sostituito da Orazi, vincemmo il derby con l'Ancona 2-0 ma ciò non bastò per cambiare rotta mentre in Anglo Italian Cup la squadra raggiunse le semifinali proprio contro i dorici.
Perdemmo all'andata in casa 0-1 con pochissimi dorici presenti sugli spalti, neanche 100, Orazi fu sostituito da Bigon ma del turno di ritorno non se ne può parlare subito perché in mezzo, poco prima di Natale, esattamente il 18 dicembre 1994 pomeriggio, ci lasciò per sempre Costantino Rozzi, il PRESIDENTE, il riferimento per tutto il popolo Piceno, proprio durante un Ascoli-Pescara terminato a sorpresa 3-0 in una partita drammatica e commuovente!
Ad Ancona, a fine dicembre 1994 vincemmo inaspettatamente 2-1 con doppietta di Incocciati Giuseppe davanti ad oltre 500 ascolani presenti, una vittoria dedicata a Costantino e rimasta nella memoria di tutti i presenti!
Il post Costantino vide il fratello Elio come traghettatore ma il Picchio sempre più giù in classifica non dette traccia di ripresa.
Andammo a Londra in buon numero, con l'umore pessimo, ai minimi storici ma almeno 1300-1500 ascolani risposero presenti e cantarono a squarciagola nello storico impianto di Wembley al cospetto di almeno 12 mila tifosi inglesi del Nott's County, altra storica società calcistica anglosassone.
Le vie della city erano piene di Piceni, fu unico ritrovarsi a Londra per tifare Picchio dopo aver eliminato l'Ancona.
Quella domenica, iniziata con tanta trepidazione non finì bene nel risultato finale, perdemmo 2-1, ma ci consentì di vedere giocare l'Ascoli Calcio nell'impianto più importante e storico d'Inghilterra e d'Europa.
La grande soddisfazione per aver visto il Picchio giocare a Wembley, per aver appeso striscioni ascolani su quelle mura e per aver sventolato la propria bandiera in quell'impianto, purtroppo lasciò il posto alla delusione per un risultato negativo che si andava ad aggiungere alle sconfitte del campionato.
Facemmo un gran bel tifo, pur in netta minoranza rispetto ai supporters del Notts ma non bastò, la fisicità inglese si fece sentire e i nostri in campo con una insolita casacca rossa con bordini bianconeri sulle maniche non seppero rispondere all'1-2 subito. 
La coppa Anglo-Italiana non venne mai ad Ascoli ma rimase la soddisfazione grande per aver calcato Wembley, per aver attraversato le Alpi al seguito dell'Ascoli Calcio facendoci vivere 3-4-5-6 giorni a Londra a seconda della vacanza programmata nel nome ed in onore dell'Ascoli e di Ascoli Piceno!
Ah dimenticavo, la retrocessione in C dopo 23 anni tra A e B fu inevitabile, Bigon si dimise, tornò Colautti, pareggiamo ad Ancona 1-1 con beffa del loro pari al 95° ma un Ascoli Udinese 1-5 sancì la terza serie, ci rialzammo, dopo anni (7) ma ci rialzammo…se si rema tutti insieme!
rm74



Anche io ero presente quel giorno a Wembley. In quel magnifico stadio detto giustamente "The Temple". Uno stadio che di lì a qualche anno sarebbe stato abbattuto per far posto ad una avveniristica struttura.
Uno stadio nuovo e moderno che però nonostante la tecnologia e la funzionalità non ha e non potrebbe avere (per ovvi motivi) l'immenso peso di storia calcistica e il fascino che rapiva tutti gli appassionati di Football del mondo!
Della partita poco da dire, ha già detto tutto e i maniera esauriente l'amico rm74. Peccato essere usciti sconfitti, ma fu chiaro a tutti che eravamo una squadra alla deriva, infatti pochi mesi dopo retrocedemmo in C.
Ricordo con piacere l'atmosfera dello stadio i nostri 1000 e più tifosi, i loro 10000 e passa, lo scambio di sciarpe con quelli del Notts, bianconeri come noi, che servì ad addolcire un po' la pillola della sconfitta.
Un'esperienza comunque bellissima e certamente memorabile, di quelle che giustamente ti fanno dire: io c'ero!
Tra gli aneddoti più simpatici e che ricordo più volentieri potrei senz'altro citare il fatto dei molti ascolani che letteralmente invasero il centro di Londra! Come me tanti altri approfittarono della partita per un week-end più o meno lungo nella metropoli londinese. Si, in quei giorni per il centro di Londra non era difficile trovare tifosi del Picchio passeggiare per Piccadilly Circus o Trafalgar Square e sentire quell'accento "familiare" che in terre lontane, inevitabilmente, ti allarga il cuore: bellissimo!
albatros.67



13 gennaio 1995: compleanno di paolopicchio. I miei genitori vanno ad Ascoli e tornano con una busta. “Buon compleanno” mi dicono mentre la apro. Dentro c’era un biglietto e pacchetto completo volo, pernottamento e partita per Wembley. Io piango. Anche perché vengo da un periodo di dolore immenso per la morte di Costantino a cui non riuscivo a farmi una ragione. Il più bel regalo della mia vita.

8 febbraio 1995: mi casca addosso il mondo! Arriva la cartolina per il servizio civile. Partenza quasi immediata senza possibilità di andare all’estero nell’anno di “militare”. Non so descrivere il mio dolore che ne conseguì. Ricordo la mia vecchia panda in un tiepido sole di marzo mentre con la radio accesa le mie lacrime rigavano il mio volto e per la nostalgia e per il risultato. In un posto che non era casa mia. In tutti i sensi.
Paolo Picchio



Marzo 1995,  Ascoli  -  Notts County  finale per la coppa Anglo-Italiana, Wembley.
Non mi piace ricordare quell'annata calcistica, non per la retrocessione in serie C dopo 23 anni trascorsi tra A e B, né tantomeno per la sconfitta di quella finale, ma perché in quell'anno il primo ricordo va alla partita più triste della mia vita (anche se si tratta di una vittoria per 3 a 0 sul Pescara), al giorno in cui siamo rimasti orfani del nostro Padre Spirituale, della nostra unica Guida, colui che, anche fra 1000 anni, sarà ricordato come IL PRESIDENTISSIMO: COSTANTINO ROZZI.
Dopo qualche mese però, l’affranto popolo bianconero ebbe un sussulto, quando la propria squadra, inesorabilmente trascinata verso il basso dagli eventi, e senza il suo bomber Olivier Bierhoff, in un impeto di orgoglio ribaltò il risultato dell’andata vincendo ad ancona con la doppietta di Peppe Incocciati, e si guadagnò la finale… a WEMBLEY. 
L’Ascoli avrebbe giocato nel tempio del calcio, quello vero, il  Wembley Stadium. 
La città si destò e cominciarono i preparativi. Nel 1995 internet era per pochi intimi, non c’erano ancora i viaggi low cost ed era difficile organizzare un viaggio da soli. Di conseguenza, si creò un gran fermento in tutte le agenzie di viaggio del piceno, si poteva scegliere fra svariate opzioni, voli di linea o charter, 5, 3, 2 o solo una notte in hotel più o meno stellati.
Fu addirittura organizzato un viaggio in pullman: 21 ore di andata, 3 ore a Londra (comprese le 2 allo stadio) ed altre 21 ore di viaggio per tornare a casa. Non so come siano stati, ma per me quelli che sono saliti su quell'autobus rimarranno per sempre degli eroi.
Con amici e fidanzate, decidemmo di rinunciare alle vacanze estive ed investire in un pacchetto che oltre a farci seguire il nostro amato Picchio ci consentiva di visitare la capitale inglese. Dopo aver vagliato tutte le proposte, optammo per l’agenzia Robles, che con Il nostro budget ci consentiva 3 giorni e due notti a Londra in un ottimo hotel e viaggio in volo charter. In omaggio un originalissimo pacchetto viaggio contenente, tra le altre cose, marsupio, cappellino e calcolatrice (che ancora conservo) per affrontare il cambio lira/sterlina; tutti rigorosamente griffati WEMBLEY ’95.
Partimmo all'alba del venerdì 17: davanti a noi ai check-in venivano aperte valigie e sequestrati coltelli, portati non per chissà quali scopi bellici, ma semplicemente per affettare salami e ciauscoli anche loro accuratamente posizionati in valigia.
In quei giorni girando per Londra era consueto ed emozionante incontrare “facce viste” con sciarpe bianconere, ascoltare cori ben conosciuti nelle stazioni metropolitane e captare nei fast food e pub accenti piceni. 
Pensate a tutto quello che succede negli autogrill e nei ristoranti lungo il percorso di ogni trasferta ascolana, ma distribuito in una metropoli.
Lo stadio era imponente, in quegli anni eravamo abituati ai San Siro, Delle Alpi e Olimpici vari, con capienze similari, ma questo era una vera cattedrale anche all'esterno, con facciate in stile vittoriano e le famose Twin Towers, alte 40 metri, che dominavano l’ingresso principale.
All'interno i 1100 ascolani sembravano poca cosa, in quell'immenso impianto e di fronte ai tifosi avversari, in numero 10 volte superiore, cifra proporzionale alla distanza dalle rispettive città. Riuscimmo comunque a farci sentire molto bene con cori e battimani per tutti i novanta minuti. Gli steward, figura a quei tempi a noi sconosciuta, cercarono, senza riuscirci, di far rispettare i posti numerati corrispondenti al biglietto e ci intimarono di stare seduti… ma quando mai!
Uscirono finalmente i giocatori, avendo gli stessi colori del Notts County, noi sfoggiamo una muta rossa con motivi bianconeri (la terza maglia preparata dall’ Admiral per quella stagione). Le squadre, che si erano già affrontate al Del Duca nel girone eliminatorio (1-1) avevano entrambe cambiato allenatore rispetto a quella partita estiva, e il nostro Bigon dovette rinunciare ad Incocciati, autore proprio del gol agli inglesi e della doppietta nella semifinale. Lo sostituiva in quella partita Walter Mirabelli, forte dell'invidiabile score di 0 gol in campionato.
Noi puntammo tutto su Bierhoff, sperando nel sostegno di Zaini e Binotto, e nella personalità di Pascucci e Zanoncelli, ma il risultato in campo fu sulla falsa riga di quello delle partite di campionato.
Bizzarri riuscì a prendere gol direttamente dalla rimessa laterale, con le mani, senza che nessuno la toccasse; non sapevamo se arrabbiarci di più con l’arbitro per il goal palesemente irregolare o per la sconcertante uscita del portiere.
Bierhoff e Binotto ebbero buone occasioni che non riuscirono a sfruttare, ma proprio questi due con caparbietà, liberarono Mirabelli che, davanti al portiere, non poté fallire: e fu uno a uno.
Purtroppo però i fisici possenti degli inglesi presero il sopravvento, uno di questi quasi sproporzionato, il numero 8 White, un gigante buono, all'apparenza inadatto per il calcio, incornò il goal decisivo; un anno dopo, leggendo “il miglio verde”, il suo volto mi si paleserà in John Coffey.
Finì così, restava il tempo di conoscersi, complimentarsi e scambiare le sciarpe con i tifosi avversari: per la verità diedi quella SBN della mia ragazza, la mia Black Warriors aveva un significato particolare ed è ancora custodita insieme a quella inglese tra i ricordi di gioventù.
Tornammo nelle Marche con la consapevolezza che quella maledetta annata cominciata male, sarebbe finita peggio, ma anche che, una volta sopravvissuti alla perdita del nostro Condottiero, più niente avrebbe potuto abbatterci. Indipendentemente dalla categoria, dall'avversario e dal risultato, Rozzi ci aveva lasciato una grande eredità: una maglia da difendere ed onorare.
Rosalino Marinelli


Si ringraziano tutti i tifosi per i loro contributi, Loris Capriotti e Rosalino Marinelli per il materiale fotografico.
La maglia presente nella galleria fotografica è stata indossata durante la finale di Wembley da Paolo Benetti, ed è di proprietà di Roberto Guardiani, che ringraziamo per la disponibilità.

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